Ferruccio Benzoni, nato nel 1949 a Cesenatico, dove è morto nel 1997, fu tra gli animatori della rivista «Sul Porto», che negli anni Settanta creò un dialogo tra i suoi allora giovanissimi redattori (Stefano Simoncelli e Walter Valeri) e alcuni dei maggiori poeti delle generazioni precedenti, come, tra gli altri, Franco Fortini, Giovanni Raboni, Giovanni Giudici e Vittorio Sereni, quest’ultimo esplicitamente assunto come modello dallo stesso Benzoni. Un quaderno collettivo del 1980, pubblicato da Guanda, comprendente (oltre a testi di Simoncelli e Valeri) la raccolta La casa sul porto, costituisce un primo documento rilevante della sua poesia, dove emerge la piana e pastosa voce lirica di un autore attento alla realtà semplice e viva dei sentimenti, dei legami profondi d’amicizia e d’amore anche familiare, dove spiccano i suoi versi, delicati e concreti, affabili di umana tenerezza, per la zia. Seguono poi le raccolte Notizie dalla solitudine (San Marco dei Giustiniani, 1986), Fedi nuziali (Scheiwiller, 1991), Numi di un lessico figliale (Marsilio, 1995), Sguardo dalla finestra d’inverno (Scheiwiller, 1998), dove si accentuano la tensione drammatica e il colloquio con le figure degli scomparsi. Come ha scritto Enrico Testa, «Questa sua disposizione si lega alla sua attitudine a pedinare il rovinoso trascorrere della vita e, insieme, a mettere in salvo episodi e gesti luminosi: gli “attimi che fummo”». Nel 2004 è uscito postumo il Canzoniere infimo ed altri versi, curato da Dante Isella per San Marco dei Giustiniani.

Da tempo Casa Moretti è attenta alla figura e all’opera di Benzoni. Nel 1995 ha pubblicato il volume Per Ferruccio Benzoni (Ed. del Bradipo); mentre altri studi sono apparsi in Postumo a me stesso, pubblicato dall'Istituto per i Beni Culturali della Regione Emilia-Romagna nel 2004.

Da Fedi Nuziali

Com’è funesta – mi dico –
la mia dissoluzione e può la giovinezza
sentirsi una stagione stata declinata
a un sole d’obliqua luce intellettuale
senza lucciole mai né grano?
Forse perché non mi è costato tanto morire
ma ogni giorno vivere fino al soliloquio
dovrai dire che ho disertato senza abiurare…