Casa Moretti
Sala "La Legnaia"

8 dicembre 2001 - 6 gennaio 2002

orario:
sabato, domenica e festivi, 15.30 - 18.30

Le tele di Berico (comunicato stampa)

Il Canale, le vele, anche il mio tetto.
Il mare di Marino Moretti

Il sito Internet di Berico (Enrico Bartolini)

Chiudo gli occhi e quassù la mia famiglia
già si ricostruisce in poesia.
Il Canale, le vele, anche il mio tetto.

(M. Moretti,
Port-en-Bessin)

Le tele di Berico
(comunicato stampa)

È aperta da sabato 8 dicembre, fino al 6 gennaio, la mostra Il Canale, le vele, anche il mio tetto, dedicata al percorso artistico di Enrico Bartolini.

Come una memoria fossile, anche in una città ormai consegnata ai ritmi e ai riti del turismo com’è Cesenatico, continuano ad emergere, attraverso la sensibilità degli artisti, tracce e segni della sua identità marinara più autentica e segreta. È il caso di Enrico Bartolini, alias Berico, autore di una ricerca artistica fondata sulla reinterpretazione dell’antica ars di dipingere le vele al terzo, usate dai pescatori per le loro barche fino al secondo dopoguerra.

Egli le ha sempre avute sotto gli occhi, le dipingeva per la barca storica appartenente alla sua famiglia. Racconta l’autore - "prima andavo a cercarle usate, magari fino a Chioggia; quando sono divenute ormai introvabili, mi sono detto: e perché non rifarle, anzi, reinventarle?". Ed è così che poi ha cominciato a fabbricarle, cucendo pezze di cotone, dipingendole usando i colori delle terre e fissandoli immergendole nell’acqua di mare. "A quel punto, alla vela pronta per navigare, viene nuovamente sottratto il suo valore d’uso: i simboli dell’araldica marinaresca (il sole, le figure delle carte, gli animali dipinti) vengono isolati e tagliati; sono aggiunti lampi di colore; i ferzi smembrati e ricuciti in nuove figurazioni; le file dei laccetti dei terzaroli scomposte. L’opera di Berico assomiglia a quella dei musicisti che hanno saputo ascoltare e recepire le melodie e le sonorità della tradizione, e sono riusciti a reinterpretarle con una sensibilità nuova: in questo caso è come se un’antica arte di un popolo (arte intesa nel senso etimologico di un saper fare) tornasse alla luce per rivivere ad opera dell’ultimo dei suoi discendenti: Berico è infatti figlio e nipote di pescatori". Enrico Bartolini si è formato all’Accademia di Belle Arti di Ravenna e ha iniziato la sua attività artistica con l’incisione e la litografia sotto la guida di Tono Zancanaro, ha poi cercato nuove forme espressive e di assemblaggio di materiali diversi, come le vele, a cui è arrivato qualche anno fa.

Come sempre, faranno da contrappunto all’artista che espone a Casa Moretti i versi del padrone di casa: nell’occasione, infatti, saranno esposti materiali autografi e bibliografici dell’opera di Marino Moretti che riguardano il mare, le barche e i pescatori della sua Cesenatico.

Il Canale, le vele, anche il mio tetto.
Il mare di Marino Moretti

Presenza costante, il mare, nell’opera in verso e in prosa di Marino Moretti… esso c’entra però quasi sempre con l’immagine del porto canale che si insinua e lambisce il paese e la casa natale, e delle barche con le vele rosse e gialle che egli vede dalla sua finestra. Timoroso di orizzonti troppo vasti, il poeta crepuscolare infatti ritaglia dalla sconfinata ampiezza marina il paesaggio dello spazio concluso e rassicurante che ammira affacciandosi dal suo studio. Ma anche il narratore, come il poeta epigrammatico dell’ultima stagione, non si allontanerà dall’ambito di un porto-canale simbolo di una città e di una appartenenza, scenario ideale per le vicende minime dei suoi "personaggi secondari". E senza retoriche nostalgie, per un ricco processo di scambi intertestuali, queste immagini equoree ritornano frequenti nelle pagine autobiografiche di "tutti i ricordi", dove si sovrappongono anche quelle vissute nel mare del nord Europa, nei viaggi che lo portarono dalla Bretagna all’Olanda.

"Il mare è da per tutto" - ammette lo scrittore -; visto anche con gli occhi dell’anima, diviene necessario sostegno del ricordo affettuoso. E, se pure più realistico nella prosa che in poesia, è metafora di un’esigenza di paternità, della quotidiana fatica dell’esistere, ma anche del colore indefinito e avvolgente con cui si spera il futuro e si chiude una vita. Non dimentichiamo le origini di Marino: il nonno Salvatore "paròn di barche" e la nonna chioggiotta, il padre armatore di trabaccoli. Il suo destino chiuso in quel nome. Le sue partenze e sempre i ritorni fino alla sua ultima ora: "Ma, più bello è morire dove si è nati, specie quando, subito dopo morti, ci s’accorge di udire ancora la voce del mare così vicino ai nostri squallidi ipogei dove però potrebbero, chi sa mai, penetrare granchiolini, cannelli, cavallucci, telline, arselle, cappe sante e stelle marine".